Ross & Brown nasce a Shanghai nel 2017, attorno a un tavolo condiviso da un gruppo di amici provenienti da diverse parti del mondo. Avevano percorsi culturali e professionali differenti, ma condividevano una frustrazione precisa: le montature che avrebbero voluto indossare semplicemente non esistevano nella forma in cui le immaginavano. Crearle in prima persona divenne una risposta naturale a quella distanza tra aspettativa e realtà. Shanghai offriva un punto di partenza particolarmente fertile. Già nei primi decenni del Novecento, la città era diventata uno dei principali crocevia internazionali dell’Asia, dove l’Art Déco europeo, le tradizioni decorative cinesi e l’architettura modernista convivevano all’interno di una cultura urbana in continua trasformazione. La City Collection nasce da questo stesso principio, associando Shanghai agli anni Trenta, Parigi agli anni Cinquanta e Los Angeles agli anni Settanta, tra gli altri accostamenti. Ogni combinazione funziona come un archivio di design condensato: architettura, moda, grafica, arredo, colore e l’eyewear stesso di quel periodo. Il decennio diventa così un archivio operativo, messo in relazione con materiali come l’acetato, scelto per la sua straordinaria versatilità cromatica. Prodotto in lastre, l’acetato consente infatti un’ampia varietà di colori, trasparenze, effetti tartarugati e stratificazioni. Una volta tagliato e lucidato, conserva una profondità sufficiente a permettere ai designer di controllare con precisione la linea superiore della montatura, il ponte e il profilo delle lenti, rendendolo particolarmente adatto a tradurre riferimenti storici in oggetti contemporanei.
Dall’acetato al titanio, dalle città ai quartieri.
Con l’evoluzione del brand, il sistema di riferimenti si è fatto più specifico, passando dalle città ai quartieri e da un linguaggio materico unitario a una maggiore pluralità di materiali. La District Collection ha introdotto nomi come NoLo, Hackney, Pigalle, Marvila, Roppongi e Vesterbro. Si tratta di ambienti culturali condensati, definiti a livello di strada, dove architettura, commercio, produzione e vita sociale si sovrappongono continuamente. NoLo è un esempio particolarmente significativo. Il nome indica l’area a nord di Piazzale Loreto, a Milano, ma la sua identità attuale è relativamente recente. Si è formata attraverso la progressiva stratificazione di attività indipendenti, comunità creative e nuove dinamiche residenziali su un tessuto urbano preesistente. Il passaggio da Milano a NoLo segnala quindi un cambiamento di scala: dall’astrazione della città nel suo insieme a una dimensione più prossima e vissuta. Parallelamente si è evoluto anche il linguaggio materico delle montature. Ross & Brown ha ampliato il proprio repertorio dall’acetato al beta titanio, alle costruzioni combinate e alle strutture rimless. Roppongi, per esempio, abbina acetato e beta titanio, mentre altri modelli della District Collection utilizzano titanio ultrafine o riducono la montatura quasi del tutto, lasciando maggiore enfasi alla lente.
In una fase successiva, l’attenzione si è spostata dai luoghi come fonte di riferimento alle persone come portatrici di riferimenti. The Wanderlust Chronicles nasce intorno al 2019 come una serie di incontri in città tra cui Amsterdam, Berlino, Lisbona, Marsiglia e Città del Capo. Invece di trattare la cultura come un insieme di categorie, il progetto la osserva attraverso gli individui. Questo passaggio introduce anche una diversa lettura della città. L’identità urbana non è fissa: si accumula, si trasforma e si riorganizza nel tempo. I fotografi si spostano e riformulano linguaggi visivi. Gli chef trasferiscono tecniche e ingredienti da una geografia all’altra. I designer costruiscono il proprio repertorio attraverso contesti successivi. I musicisti assorbono scene locali e ne reintroducono altrove frammenti e influenze. La cultura circola attraverso le persone molto prima di essere formalizzata. Ross & Brown definisce questa rete Citizens of the World: fotografi, artisti, designer, musicisti, DJ, chef e imprenditori che operano tra diversi contesti culturali. In questo modo, il brand torna idealmente al proprio punto di origine a Shanghai, dove prospettive differenti si sono incontrate per la prima volta nello stesso spazio, contribuendo a dare forma a un risultato condiviso.
"Non si diventa Citizens of the World semplicemente spostandosi. Lo si diventa prestando attenzione a ciò che ci circonda."